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Sabato, 21 Dicembre 2013 16:42

Pastena

Pastena è un Comune della provincia di Frosinone, a 317 m s.l.m., a metà strada fra le vie e Appia e Casilina, su dì un colle ridente a cavallo di due ubertose valli alluvioni. Le oramai celebri Grotte, uno dei complessi speleologici più importanti e suggestivi della nostra penisola, si trovano qui, in un territorio circondato da colline e da monti boscosi.

Al limite estremo degli Ausoni e verso gli Aurunci, Il borgo ha origini molto remote. La sua costituzione in castello o villaggio fortificato, da documenti risulta avvenuta nell'XI secolo, ma ricerche più recenti (ved. D.Grossi. Pastena di Ciociaria ed. Comune di Pastena) lo fanno risalire verosimilmente intorno alta metà dell’anno 800, ossia all'epoca dello stanziamento dei Saraceni presso il Garigliano. Una cinta di 650 metri di mura, quasi interamente conservata, con le sue torri rotonde e quadrate (ne sono rimaste 15 delle 25 originarie) danno testimonianza ancora viva delle antiche origini di questo castellum quod appellatur Pastina, sempre secondo i documenti.

Già dal suo nome, deverbale di pastinare (coltivare), si desume che Pastena è stata da sempre un villaggio di agricoltori. Nel corso della sua esistenza, tuttavia, ha preso parte, di necessità anche se non sempre di primo piano, alle vicende drammatiche che soprattutto nel primo millennio segnarono queste zone tra il mare Tirreno e il fiume Verde (Uri), fra i potenti regni susseguitisi, di Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni, ed i non meno influenti domini pontifici o Stati della Chiesa di Roma. Pastena. infatti, ebbe la sorte di essere territorio di frontiera tra "il Regno", del quale fece parte, e i domini pontifici delle varie epoche di potere temporale. E di tale posizione certamente risentì nel corso dei secoli; fino all'ultimo conflitto mondiale, in cui si trovò ad essere retrovia del fronte di Cassino ove si svolsero le note tormentate vicende dell'inverno 1943-44 per le quali anche quei piccolo centro subì bombardamenti distruttivi ed altre calamità. Per non dire poi delle notevoli tragedie sofferte, sempre per la medesima ragione di essere terra di confine, durante il terribile malavitoso periodo del brigantaggio post-unitario. Precedentemente, sino al 1591, Pastena fu pertinenza del Ducato e Contea di Fondi, come a dire delle famiglie Caetani, Gonzaga, Colonna e Dell'Aquila, per gran parte del 1600 diventa feudo dei baroni Patriarca uno dei quali ha il monumento sepolcrale nella chiesa-madre del paese; e verso il 1700 della marchesa Casali-Dei Drago, nobile romana di cui non si conserva più memoria concreta, la quale chiuse la serie delle signorie nominali del paese. In alcune di queste fasi Pastena subì l’influenza della potenza dell'Abbazia di Montecassino e delle vicende che ad essa toccarono. Nel 1799, invisa ai giacobini francesi che fecero scempio dell'intera zona, Ivi compresa l'abbazia di Montecassino, anche Pastena venne da questi aggredita e bruciata. Quindi tornò a stare sotto il Regno delle Due Sicilie Da allora, anche par l'influenza di Fra Diavolo - che ara divenuto una sorta di viceré nella zona si senti sempre più legata a Napoli, e non solo perché facente parte della provincia di Terra di Lavoro. Tanto che sinanche nell'epoca bonapartista e murattiana dei primi dell'800, Pastena venne tempre più consolidandoti conio un paese di palese stampo borbonico e a suo modo clericale. Vi è quanto basta per un tracciato storico non certo indefinito sul quale fondare un qualche apprezzamento per questo che fu definito un piccolo ed appartato villaggio. Da alcuni anni la popolazione di questo centro ha lasciato il vecchio borgo ed è ritornata per la maggior parte agli antichi insediamenti sparsi nelle contrade di campagna, ora ammodernati e confortevoli, al di là delle storiche mura. Tuttavia essa al borgo ritorna ad ogni giorno di festa e nelle importanti ricorrenze tradizionali i cui riti conservano singolari suggestioni e significati. Queste ricorrenze cadono per lo più in maggio e si svolgono quasi interamente sulla piazza principale, presso la chiesa Collegiata il cui nucleo architettonico originario risale sicuramente ad epoca precedente il mille, e i cui molteplici rifacimenti posteriori, se non fosse per i documenti che lo comprovano, fanno appena affiorare alla comune osservazione le antiche strutture interne. Queste si erano conservate nelle loro integrità, risalente almeno al 1400-1500. fino alla prima metà del nostro secolo. Oggi molte di quelle vestiglia sono andate completamente perdute. Un'altra chiesa che conserva ancora l'impronta delle più nobili epoche trascorse è quella di Santa Maria del Parco, risalente anch'essa ad anni precedenti il 1500, ma la cui particolarità consiste nella pregevole facciata di pietra locale, appostavi in epoca più recente, intorno ella seconda metà del XVII secolo. E' un'opera di illustri maestri scalpellini provenienti forse del Casertano, ma è anche magistralmente disegnata con richiami berniniani e del migliore barocco. Echi di un passato non tanto umile, alla fin fine, come si potrebbe pensare di un semplice villaggio agricolo. Per di più Pastena in questo secolo ha intrapreso un nuovo cammino, di cui si vedono ancora i primi passi: ha scoperto il suo più autentico vanto: quel superbo, grandioso scrigno naturale che sono per l’appunto le Grotte, non solo per l'importanza turistica che complesso va sempre più assumendo per il paese, per la regione, per l'Italia ma soprattutto come protagoniste di pri­mo piano, quali sono sempre state nella storia del paese, per la loro specifica insostituibile funzione di condotta di scari­co degli espluvi provenienti dalle due valli soprastanti, in cui si concentra l'inte­ra economia agricola pastenese.

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Sabato, 21 Dicembre 2013 16:31

La Grotta Delle Cese - Santuario

La bellezza orrida e selvaggia, la mistica solitudine dei luoghi alpestri che circondano la Certosa di Trisulti sono stati un forte richiamo per quelle anime bramose di ritirarsi nella preghiera e nella meditazione delle verità eterne. Sorsero cosi nei secoli passati, molti eremi, il più celebre dei quali è rimasto il SANTUARIO DELLE CESE, la cui storia è strettamente legata a quella della Certosa. La denominazione deriverebbe, secondo una ormai consolidata tradizione, dal trovarsi detto Santuario in una località volgarmente detta "CESA" (luogo dissodato col taglio di alberi ed arbusti) dalla parola latina “CAEDO" cioè tagliare; ma c’è chi trova nell’etimo il nome antico di un dio pagano, “Ze-Esa”, al quale la grotta era dedicata. Esso sorge in un’ampia grotta a sud della Certosa scendendo verso il torrente Cosa. Si raggiunge agevolmente in poco tempo attraverso una comoda mulattiera. La piccola chiesa sorta sull'antico eremo e gli ambienti annessi per l'alloggio del custode formano il complesso di edifici del caratteristico santuario. A monte della grotta sgorga una polla d'acqua limpida attinta con fede dai fedeli che la ritengono miracolosa. Sulla parete retrostante la grotta stessa, dove ora si può vedere un quadro in maiolica, vi era dipinta a fresco sulla roccia l'immagine della Madonna che, secondo la tradizione parlò all’eremita.

Il pio anacoreta riferì al cardinale Lotario dei Conti di Segni, che quivi dimorava nella sua residenza estiva, i desideri della Vergine. Il dotto e santo prelato, eletto papa col nome di Innocenzo III si ricordò della richiesta della Madonna ed adempì alla promessa chiamando il novello ordine Certosino a fondare un monastero nelle vicinanze. Intorno al 1600 l’immagine miracolosa venne staccata dalla parete della grotta e custodita nella Certosa. Annualmente il quadro posto alla venerazione dei fedeli rappresenta la Vergine del Carmelo, protettrice degli Asceti. E’ una tela del 1600 di buona fattura anche se ritocchi successivi ne hanno forse alterato un poco la primitiva bellezza. Il piccolo complesso di edifici esistenti furono restaurati intorno al secolo XVIII dai Certosini. A quale anno risalga la presenza del primo eremita in questa grotta ancora oggi non ci è dato sapere. Si ritiene probabile l’opinione di coloro che fissano tale data a qualche decennio prima dell’anno Mille, quando la credenza in una prossima fine del mondo, aveva creato un clima di generale fervore spirituale. Tuttavia il primo autentico documento riguardante tale eremitaggio è del 1274, ed in esso vi si afferma l’antico culto della Vergine e l’antica usanza dei fedeli di dare lasciti e donazioni per detto culto. Molti altri documenti successivi, attestano la devozione particolare dei Collepardesi verso la Vergine delle Cese. E’ difficile suscitare nel lettore la straordinaria atmosfera mistica e arcana del luogo. Immerso nella pace profonda di questi silenzi il giovane cardinale Lotario dei Conti, scrisse quei due meravigliosi libri di ascetica “Del disprezzo del Mondo" e “Degli Angelici Cori” che rivelano la grandezza del suo cuore e la sua scienza teologica, ampiamente dimostrata durante l’intero periodo in cui fu papa.

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