Collepardo

Un paese da visitare

Collepardo è uno dei paesi più caratteristici dei Lazio. La natura lo ha dotato di “vedute suggestive ed indimenticabili" conferendo al paesaggio un aspetto particolare tra il selvaggio ed il bucolico. Al piccolo centro ci si accede attraverso una stupenda strada panoramica da percorrere lentamente per poter ammirare e gustare il susseguirsi di paesaggi stupendi, uno diverso dall'altro, costantemente caratterizzati dal piacevole mormorio dell’acqua che precipita a valle in mille piccole e spumeggianti cascatelle.
In questo ambiente così caratteristico è interessante la fauna per i suoi rari esemplari ancora esistenti e da salvaguardare e la flora per le sue preziose erbe con le quali i pazienti monaci della Certosa di Trisulti per secoli hanno fatto ricercati elisir e salutari medicinali.
Nel sottosuolo vi erano giacimenti di asfalto, cave di marmo e persino una miniera d'oro, dalla quale fu estratto il minerale per l'anello del “Piscatorio" donato a Pio IX.
Collepardo presenta il tipico aspetto medioevale: attorno al Palazzo comunale si ammucchiano case divise da viuzze, vicoli, piazzette. All’esterno una bella cinta di mura nella quale si aprono tre porte e si distaccano sei torri.
Il paese è tutto da scoprire e da ammirare per aver conservato intatto il suo carattere originario, per le sue strade, larghi e case con archi romanici e gotici, nonché per la bella ed ariosa piazza con la interessante chiesa parrocchiale.

La chiesa, dedicata al SS. Salvatore, risulta costruita intorno alla metà dei XV sec. dagli scalpellini locali con la munificenza dei Colonna, ma il suo titolo appare in una pergamena databile intorno ai primi decenni del 1200. L’interno, molto ampio, è a tre navate. In fondo alla navata centrale spicca il grande quadro del SS. Salvatore (1610), agli altari tele del ‘600 e ‘700: molto bella quella sul secondo altare della navata destra in stile manieristico raffigurante la Madonna con Bambino e Santi. Vi si conservano, inoltre, un busto in argento del SS. Salvatore di scuola del Bernini, un tabernacolo barocco a pianta centrale con cupola secondo lo stile del Bramante, un artistico altare dedicato a S. Sebastiano. Due angeli in legno dorato, di indubbia scuola berniniana, sono stati trafugati alcuni anni or sono. Nel battistero, sulla destra dell'ingresso, sono visibili resti di affreschi dei XVI e XVII sec. bisognosi di restauro. L’organo della ditta «V. Spadari e figlio» di Vicenza, fu installato nel 1831 ed è perfettamente funzionante: le canne sono di stagno e quelle della pedaliera scavezza sono di legno.

L'interno del paese conserva pregevoli reperti artistici come i portali di mone case, le bifore e l’antica Rocca (sec. XIV) che adagiata su uno sperone di roccia. si fregia di un magnifico portale del 1606 costruito dalla famiglia Tolomei. Al suo interno e oggi collocata la Biblioteca Comunale un altro interessante portale, riccamente lavorato e visibile in Via S. Giovanni.

Ce da menzionare tra le altre cose che su una porta delle mura, la più esposta agli invasori, fu messo nei secoli passati un artistico bassorilievo marmoreo raffigurante S. Ambrogio Centurione, l’eroico ufficiale della Roma dei Cesari martirizzato sotto Diocleziano a Ferentino perché cristiano, affinché durante le calamità belliche ne proteggesse l’abitato.

Un'ampia strada di circonvallazione circonda il paese come una stupenda balconata dalla quale l’occhio spazia da una parte verso la vallata di Fiuggi, i monti Lepini e l’onnipresente Fumone, dall'altra verso l’aspra giogaia dei Monti Ernici.

Una lunga storia

Bella e particolarmente ricca di I mistero e di fascino la storia di Collepardo.

Situato nel cuore del "Monti Ernici" a 20 km. da Frosinone, a 20 km. da Fiuggi e a 90 da Roma, circondato da mura castellane e da torrioni in gran parte diruti, giace in piena tranquillità a forma di gigantesco cembalo su una isolata collina a 581 m. sul livello del mare, ai piedi dei Monti Monna (m 1952) e Rotonaria (1750), pur avendo assistito a mille vicende, tutte legate ad affascinanti ‘eroi' della nostra storia.

Incerto il tempo della sua fondazione, anche se una tradizione mai confermata lo voglia datare al VI secolo dopo Cristo, quando alcuni cittadini della vicina Alatri, per sfuggire alle orde barbariche di Totila, si rifugiarono in località ora denominata “Castello di Trisulti", circondata da vergini foreste e ricca di sorgenti d'acqua.

Altri, invece, ritengono che la sua origine risalga ancora più anteriormente, quando Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti, nella sua rovinosa spedizione dalle Alpi alla Sicilia, occupò le terre del Lazio Inferiore, organizzando i pastori nomadi in singole comunità parzialmente autonome. Pare, comunque, che la presenza in tale territorio di numerosi gatti selvatici o gattopardi sia la causa che abbia dato origine al nome Collepardo (colle del gattopardo). Lo stemma araldico del Comune reca infatti l'effige di un felino che si disseta in un torrente.

Nel secolo VIII, cessato il pericolo delle invasioni barbariche, la comunità si trasferì definitivamente nel luogo dove ora sorge l'attuale paese. Ma la minaccia di nuove invasioni non tardò a ripresentarsi: i bellicosi Saraceni, avidi di nuove conquiste, si spinsero verso il Nord fino a Roma. Collepardo si cinse allora di mura e di torri possenti che resero il paese un baluardo inespugnabile. La presenza nel territorio collepardese di avanzi di mura pelasgiche ha rafforzato l'ipotesi che fin dai tempi più remoti fosse quivi insediata una piccola comunità ernica: la scoperta recente di un dolmen in località Cesale conferma la presenza di antichi Megalitici nel territorio. E’ certo che, nel corso dei secoli, Alatri ha sempre accampato pretese sul territorio di Collepardo e promosso continue lotte armate per il suo possesso. Nel 1241 la potente vicina riuscì ad avere ragione del piccolo borgo, il quale peraltro mal sopportò il giogo impostole e mai si rassegnò al pagamento delle collette, alla fornitura di militi ed alle umilianti contribuzioni per le feste patronali. Ma è dubbia l’interpretazione data dagli scrittori di storia alatrini; e appare singolare che l’originale del documento del 1241 sia scomparso dopo pochi anni dalla firma e ne sia rimasto negli archivi solo un breve transunto. Vari furono i tentativi di sottrarsi alla giurisdizione di Alatri specialmente dal 1405 al 1415 quando Collepardo seguì il re di Napoli Ladislao d'Angiò Durazzo impegnato contro Alatri che si era alleata con il Papa. A seguito della morte del re, l'irrequieto Castello dovette subire ancora i tentativi egemonici della sua rivale. Ma con l’elezione a Papa del cardinale Oddone Colonna che prese il nome di Martino V, il territorio di Collepardo fu da questi concesso in feudo al nipote Antonio Colonna il 1 febbraio 1472. In tal modo Collepardo si sottraeva per sempre all’odiato dominio di Alatri anche se le diatribe continuarono violente per la delimitazione dei confini tra i due Comuni. Tornava così in mano ai Colonna quel territorio nel quale possedettero già il famoso “Castello di Trisulti" da essi stessi distrutto nel 1300 perché divenuto ricetto di pericolosi briganti. Nel 1500 il governo del paese passò ad un ramo dei Tolomei di Siena che, scacciati dalla loro città a seguito di lotte intestine, sì trasferirono a Collepardo e, imparentatisi con la potente famiglia dei Lattanzi, si sostituirono ai precedenti signori indirizzando per lungo tempo il governo locale.